Tra il 1992 ed il 1993, Wilder si rimise al lavoro con i Depeche Mode per registrare il seguito di Violator, intitolato poi Songs of faith and devotion, che raggiunse la cima delle classifiche in diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania.
Sulle note di hits come ‘I Feel You’, ‘Walking In My Shoes’, ‘In Your Room’ and ‘Condemnation’, il gruppo si imbarcò nel suo tour più avventuroso di sempre, trascorrendo oltre 15 mesi on the road.
Accompagnati dallo stage creato da Anton Corbjin e da due cantanti Gospel, oltre che dalle live drums per la prima volta (suonate da Alan), il Devotional Tour vide il meglio, ed il peggio, della band.

Il gruppo aveva raggiunto l'apice del successo, e ne stava ora pagando le conseguenze vivendo una vita segnata dagli eccessi.
A fine tour, per Alan, registrare un nuovo disco e di ritornare in tour sarebbe stato troppo e cominciò a pensare di guardare avanti ed iniziare a fare musica in modo differente.

Nel 1995, dopo aver trascorso oltre quattordici anni come parte integrante di una delle band più popolari ed influenti che la Gran Bretagna abbia mai prodotto, Alan prese la difficile ma inevitabile decisione di lasciare i Depeche Mode e trascorse il resto dell'anno prendendosi un meritato break.

Libero dai suoi impegni con il gruppo, Wilder si dedica quindi soltanto a Recoil. Nel settembre del 1996 inizia a lavorare nel suo studio “The Thin Line”, a quello che sarebbe poi diventato il suo nuovo album Unsound Methods, avvalendosi ancora una volta di collaboratori. Il risultato finale sarà il lavoro più interessante fino ad allora di Wilder e sembra partire proprio dal punto in cui Songs of faith and devotion si era arrestato. Questa volta i vocalists avranno un ruolo di primo piano più di quanto non ne ebbero in Bloodline; tra questi citiamo Maggie Estep, una spoken-word artist da New York, Siobhan Lynch, ancora una volta Douglas McCarthy ed Hildia Cambell (che aveva lavorato con Alan in quanto backvocalist del Devotional Tour).
Il risultato di questo lavoro è un lavoro originale e differente dal passato, e Wilder lavorando in questo modo ebbe una maggiore libertà di espressione che gli consentire un accesso illimitato a tutto il suo background musicale.
Pubblicato nell’autunno del 1997, nonostante per alcuni sia stato di difficile ascolto, fu accolto positivamente dalla critica.

"A generous, instinctively filmic collaborator, Wilder provides impeccable canvasses - all mournful cellos and thoroughly paralysed beats.... ‘Unsound Methods’ is in exquisite taste. You might have seen the cut before, but then again, it doesn’t look this drop-dead stylish on everyone.”
Time out - November 1997


“The concept project of former Depeche Mode producer Alan Wilder, removes itself from the music industry norms and blinkers, supplying a confrontational and emotive symphony. Immediately astounding in it’s ambition, Alan uses the whole sonic vocabulary of jazz, trance, gospel, classical, ambient, thrash, poetry and natural sound effects, conducting these into a theatrical / cinematic narrative. This release stands out as an accomplished and musical experience with the depth of Radiohead and drama of David Lynch: the album echoes far past it’s conclusion.”
Massive - December 1997


“Now to a review of my 10 albums of the year that should grace the serious muso’s collection. From all musical genre, at the head of the table should be seated last months much talked about Recoil and ‘Unsound Methods’, the most notably weird album of ‘97. Few come along that have such a deep seated effect on your life....”
Hype - December 1997

"Assisted by guest vocalists, Recoil project plums the unpleasant psychological depths that Depeche only toyed with, and the claustrophobic darkness of the music is drenched in a similar sinister pessimism to the film Seven. Strangely enthralling and genuinely disturbing; if you're listening to 'Unsound Methods' a lot you, should probably see a psychiatrist."
Mixmag -  November '97

Incubus
Drifting
Luscious Apparatus
Stalker
Red River Cargo
Control Freak
Missing Piece
Last Breath
Shunt

Probabilmente il suo lavoro più riuscito, ereditando ancora un certo grado di accessibilità residua da "Bloodline" ,l'addizione della componente "Alternative Soul" respirata in "Song Of Faith And Devotion" vien canalizzata in un sound etereo di mistico Trip-Hop scuola Bristol (esso proprio in quegli anni bussava alle porte della musica) che crea percorso guida di tutta l'opera.

Un discreto viaggio elettronico, ricco di sfumature intime e soffuse ("Luscious Apparatus") quanto di melodia, grazie al supporto ancora una volta di ottimi ospiti come Douglas McCarthy (il suo timbro possente nella Doomish "Stalker") e due le coriste dello stesso Devotional, partecipi per quasi tutto il disco. Gestite perfettamente: a Hildia Campbell il compito di interpretare il lato più vissuto di vecchi sapori Gospel ("Red River Cargo" ),mentre Siobhan Lynch indossa linee vocali maggiormente peccaminose ("Drifting" sembra figlia di un lussuoso incesto Portishead/Archivie) .

Persino le sezioni strumentali assumono una formula perfettamente bilanciata, il songwriting vive dell'amalgama e mai di una soluzione personale . è l'atmosfera in se, ad avanzare verso l'ascoltatore come una nebbia Lounge/ambient che attraversa l'udito in una unica grande notte infinita ("Shunt" e la sua trance psichedelica).

Ma Dimenticate la Tracklist, finirete per vivere nel suo interno senza guardarne i numeri, al pari come si trascorre una serata interessante senza mai osservar le lancette dell'olorogio fino al momento di rincasare.

(Federico Francesco Falco)

           

 

 

Release date: October 1997

Catalogue no: CDSTUMM 159
All tracks written and produced by Alan Wilder


Recorded at The Thin Line, Sussex
between September 1996 and March 1997

Mixed during April/May 1997
Additional production and engineering Steve Lyon
Mix assistans Paul Steven and Simon Shazell