Parlare con Alan Wilder non è semplice. Il filo del discorso poggia su un equilibrio delicatissimo. Alan sa perchè sei li', conosce le tue curiosità e le basi della tua stima per lui. Le conosce, non le suppone. E' perfettamente cosciente che la forma impone il giusto tributo per la sua attività solista e che i riflettori debbano essere puntati sullo show che sta per cominciare. Ma sa di essere innanzitutto Alan Wilder, anima...
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    Il monitor si desta e il pubblico già è conscio di come l'esperienza che vivrà, non sarà di quelle da andarsi a rivivere online tra youtube e bootleg souvenir. Riosservandosi l' attimo dell'assolo o l'imponente presenza scenica. Infatti è la scena in se ad esser protagonista; in uno spettacolo raffigurabile come una sorta di film musicalmente interattivo e vagamente ipnotico come potrebbe concepirlo Marcel Duchamp un “Anémic Cinéma “ del 2010.
                                         
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Fabrizio: Ciao Alan, grazie per essere qui con noi. Ti e' mai mancato esibirti dal vivo in tutti questi anni di lontananza dal palco? Ti senti a tuo agio ad essere il protagonista sotto i riflettori o preferisci occupare una posizione piu' defilata?

Alan: Puoi probabilmente immaginarti la risposta: non provo una vera e propria necessita' di farlo, non sento di dover stare di fronte a un pubblico e cose simili. Non e' che non mi piaccia: mi sto divertendo molto e in effetti mi piaceva anche andare in tour con i Mode...
                                                                                                      
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