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| Future
pop o più semplicemente pop elettronico? I Celluloide - strano nome
per una band francese, che arriva da un paese fortemente
nazionalista - evidentemente sono cresciuti a pane e techno-pop nel
senso più nobile del genere. E hanno fatta loro l'esperienza e gli
insegnamenti sintetici dei maestri che hanno fatto grande il genere,
a partire da Fad Gadget. Suonano un pop elettronico che rispetto
alle band germaniche che vanno attualmente per la maggiore, rimane
più ancorato all'esperienza del passato. Il primo singolo del disco
targato 2007 Passion & Excitements, e cioè Make things last, porta
immediatamente l'orecchio dell'ascoltatore a certa roba targata New
Order, OMD, primi DM e Ultravox. E persino con una spruzzatina dei
Kraftwerk più accessibili. Malinconia mai nascosta, nelle melodie e
nei testi, unita a un'ingenuità di fondo, molto naif, che
contraddistingueva per esempio l'intera produzione Yazoo. E anche il
video si rifà esplicitamente a immagini e coreografie made in
eighties, con i synths analogici rigorosamente in primo piano. Con
Client e Ladytron (senza dimenticare i maschietti Zoot Woman), i
Celluloide hanno in comune una suadente voce |
Il
pop elettronico non è una prerogativa unicamente teutonica,
anglosassone, o scandinava. Lo dimostra il fresco synthpop dei
Celluloide, che arrivano dalla Francia e vantano un repertorio già
ricco di 5 produzioni fra album ed EP in soli sei anni. Il secondo
full-length, "Words Once Said" del 2004, è il più emblematico ed
omogeneo per sonorità e contenuti, amalgama ideale fra
un'impostazione che guarda al passato e precisamente ai primi
Eighties, e influenze derivate dall'elettronica più recente di
gruppi come Melotron e And One.Se da un lato "Words Once Said" continua su quella strada intrapresa con il primo album, come testimoniato dalla stessa scelta del titolo, preso da un verso di "Missing Words" - uno dei pezzi di "Naive Heart" - dall'altro lato il sound è decisamente maturato ed impreziosito da una maggiore elaborazione rispetto agli esordi, e la produzione è nettamente migliorata. Resta quella apparente semplicità che nasconde invece una superba tessitura di riff sintetici |
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Come è nato il progetto Celluloide? E da dove viene il nome della
band? Member U-0176: All’epoca Patryck ed io stavamo lavorando ad alcuni nostri progetti e ci aiutavamo l’un l’altro.Così abbiam pensato semplicemente che avremmo potuto lavorare su di un progetto comune e realizzammo alcuni demo. E’ così che sono nati i Celluloide. Darkleti: Credo che il nome Celluloide si adatta perfettamente alla nostra musica, ha lo stesso suono di quelli che usiamo nei nostri lavori. Non penso che avremmo potuto descriverci meglio di quanto non faccia quel termine. Quali sono i vostri progetti in corso? E cosa possiamo aspettarci dai Celluloide in futuro? Nel vostro EP “Naphtaline” avete incluso tra le altre “Three imaginary boys” dei The Cure… come mai avete scelto quella traccia per il vostro EP? Member U-0176: Beh le origini di Napthaline sono lontane. Tempo fa capitava che suonassimo “Alice” alla fine dei concerti, solo per divertirci, in quanto si trattava di qualcosa di inaspettato da parte nostra. Anche se i fans all’inizio erano sorpresi, alla fine ci sembrò che piacesse molto loro quell’idea. Così abbiamo avuto l’idea di fare qualche altra cover, scegliendo le tracce da coverizzare tra quelle che ci piacevano di più. All’inizio sceglievamo tracce non elettroniche. Darkleti: Successivamente le pubblicammo come un free download EP, qualche anno fa, prima della pubblicazione del nostro secondo lavoro “Words once said”. Questo EP fu molto gradito così abbiam pensato che sarebbe stato carino ripubblicarlo su CD. Per completarlo, alle 6 tracce originarie ne abbiam aggiunte altre sette che avevamo perlopiù già fatto per diverse compilations-tributo. Patryck Holdwem: Abbiam passato molto tempo sulla fase di remastering di queste tracce ed ora che abbiamo terminato quel processo, abbiamo iniziato a lavorare sul nostro prossimo album, a ritmi più rilassati. I Depeche Mode hanno avuto una certa influenza sulla vostra musica. Quali aspetti dei ragazzi di Basildon ha avuto maggiore influenza su di voi e quale parte della discografia preferite? Avete anche preso parte a tributi con “Somebody” e “Reason man”… qual è stato il vostro apporto sulle tracce rispetto alle tracce originali? E come mai avete scelto queste due tracce? Patryck Holdwem: Noi preferiamo senza dubbio i primi lavori dei Depeche… sia perché sono suoni che sono più gradevoli per noi, sia perché crediamo che all’epoca fossero più creativi. Abbiamo scelto “Somebody” per il tributo in quanto abbiamo avuto l’idea di trasformare la versione originale, che come tutti saprete è molto lenta, in una canzone con i ritmi simili a quelli di “Photographic”, che è più vicina alle sonorità dei Celluloide. Ci piaceva molto questa idea, e per questo ci siamo impegnati per realizzarla. Quanto a “Reason man”, l’idea era quella di scegliere una delle tracce che non era mai stata pubblicata ufficialmente. E’ importante non dimenticare le tracce mai pubblicate ufficialmente, in quanto molto spesso sono davvero interessanti, come in questo caso. Quali strumenti avete usato sul vostro ultimo lavoro? E quali altri strumenti siete soliti utilizzare on stage? Patryck Holdwem: Beh, noi usiamo sempre gli stessi strumenti, siamo noi a cambiare il modo di utilizzarli, quindi sono in genere i tipici strumenti che usano tutte le bands elettropop, affiancate da qualche programma. La strumentazione è praticamente la stessa del nostro album di debutto del 2002, “Naive Heart”, abbiamo solo cercato di introdurre degli elementi che ci permettessero di controllare meglio i suoni e gli strumenti. Member U-0176: On stage usiamo un equipaggiamento minimale: un sampler e qualche strumento analogico. Gran parte delle melodie le suoniamo in presa diretta, ed abbiamo inoltre dei backing tapes. I fans italiani possono farsi un’idea di come appariamo dal vivo visitando le nostre pagine web: www.celluloide.online.fr oppure il nostro myspace. Qual è la vostra fonte di ispirazione principale? Scrivete le vostre tracce basandovi su esperienze personali oppure osservando ciò che accade intorno a voi? Il processo di writing e quello di composizione delle musiche vanno di pari passo, oppure si tratta di due processi completamente separati? Patryck Holdwem: Scriviamo concentrandoci su ciò che ci accade, oppure sulle nostre emozioni. Inizialmente iniziamo a lavorare sulla musica, sulle varie melodie, fino a creare una prima versione di ciò che sarà la nostra canzone. In un altro momento ci concentriamo sulle lyrics, soprettutto Darkleti. A quel punto scegliamo quale testo si adatta meglio ad na data canzone, e così accade per tutte le altre. In altri casi scriviamo prima le lyrics e partendo da quelle iniziamo a lavorare sulle melodie in modo che musica e testo siano in perfetta armonia tra di loro. Dipende dalle tracce. Darkleti: Cerchiamo semplicemente di toccare l’animo dell’ascoltatore, di ricerare emozioni universali come la tristezza, la speranza, la disillusione, l’amore e tutti i sentimenti che gli esseri umani provano, nelle nostre tracce. Potrebbe sembrare una cosa piuttosto scontata e semplice, ma non è così ovvia come potrebbe apparire. Avete fatto anche una cover di “Love is a shield” dei Camouflage, un’altra band elettropop. Come mai avete scelto questa traccia? Che generi musicali seguite di più e quali sono le release più recenti che vi hanno impressionato? Tra le bands elettropop ce n’è qualcuna che vi piace particolarmente? Patryck Holdwem: Per quanto mi riguarda non ascolto molta musica elettropop, a parte i Mesh ed i De/Vision. Ascolto molta musica pop, oppire musica da dancefloor, DJ’s… e non saprei dire che influenza essa abbia su di me e sulla mia musica. Member U-0176: Le bands che ascolto più volentieri in questo momento sono Cielo, File Not Found, The Rorschach Garden, Melotron, And One, ed anche una che mi influenza moltissimo: gli Orange Sector. Anche se credo che non sia così evidente a primo impatto, le loro releases degli anni Novanta sono stati di ispirazione nel modo di concepire la musica dei Celluloide… Promuovendo PTA, Andy Fletcher dichiara che la musica non cambia il mondo, ma che i DM attraverso la loro musica tentano di fare una piccola differenza nella vita di ogni persona. La pensate allo stesso modo? Patryck Holdwem: Io sono dell’opinione che la musica possa cambiare il mondo, in quanto essa è un linguaggio universale, come tutte le arti in generale. Essa può attirare le tue attenzione ad esempio verso un altro Stato, un’altra cultura. Può aprirti la mente e farti viaggiare. Può farti persino provare emozioni che nessun’altra cosa può farti provare. Talvolta la musica più dire più cose di quanto non facciano le stesse parole. I Radiohead hanno deciso di autoprodursi e di vendere la loro musica (In Rainbows, nda) attraverso il web senza imporre un prezzo fisso. Quale sarà il futuro dell’industria discografica alla luce di questa innovazione? E cosa pensi del p2p e del fenomeno digital downloads… Finiranno per ammazzare la musica? O aiuteranno nuove bands ad emergere? Patryck Holdwem: Questa è una domanda non semplice che non merita una risposta approssimativa o troppo semplice. Credo fermamente che se la gente tende a scaricare così tanta musica in maniera illegale, è perché i CDs semplicemente hanno prezzi troppo elevati. Member U-0176: I Radiohead, e gli stessi Nine Inch Nails hanno fatto una scelta interessante, ma avrebbero avuto lo stesso impatto sui media se non fossero state delle bands già affermate? Il nostro EP, “Naphtaline”, quando fu pubblicato come un free download nel 2003 ebbe un discreto successo e molte persone lo scaricarono, ma è comunque un prodotto che è rimasto chiuso nella scena elettropop, non abbiamo certo ricevuto articoli su grandissimi magazine all’epoca, è complessa la situazione. A cosa è dovuta lo vostra scelta di usare in grandissime quantità suoni e melodie che erano tipiche della scena elettropop dei primi anni Ottanta? Si tratta comunque di sonorità di venti-venticinque anni fa… Patryck Holdwem: La nostra scelta è dovuta al fatto che noi amiamo quelle melodie. Ricordiamo così tante tracce grazie ad esse più che grazie ai vocals. Sia le melodie che i vocals sono ovviamente importanti, ma quando ricordi una canzone dell’infanzia, molto spesso la ricordi grazie alla melodia, non grazie alle parole. Molti artisti di oggi sembrano essersi dimenticatidi questo particolare Darkleti: Del resto noi siamo una band che fa pop elettronico, e fare canzoni pop implica che ci siano delle strutture melodiche, ma noi all’interno di queste ci piace introdurre alcuni elementi che ci hanno influenzati, che siano essi pop oppure appartengano ad un altro genere. Se ad esempio si ascolta la versione remixata del nostro “Bodypop EP”, questi elementi saranno ancora più in risalto, mentre le strutture melodiche e tutti gli elementi della musica pop saranno come nascosti da essi. Molte bands vi chiedono di remixare loro tracce. Ciò secondo voi dimostra che, se usati correttamente, i suoni dei primi anni della musica elettropop sono ancora oggi trendy? Member U-0176: Beh, noi non ci limitiamo ad integrare gli elementi elettropop solo nella nostra musica, anzi. Il nostro abbonadre nel loro utilizzo, combinato al fatto che utilizziamo comunque dei metodi moderni per la fase di mixing, paradossalmente ci rendono attuali, se l’ascoltatore si concentra nell’ascoltare la nostra musica Patryck Holdwem: Le persone che ci scelgono come remixers amano la nostra musica ed il modo in cui lavoriamo, non necessariamente vogliono suonare un po’ retro. La maggior parte di queste bands credo vogliano semplicemente ascoltare le loro tracce attraverso un filtro diverso, dare loro una prospettiva diversa da quella originaria. |