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Originari di Bristol, patria del trip-hop, i Mesh - in origine un trio composto da Mark Hockings, Neil Taylor e Richard Silverthorn - rappresentano una delle poche band di pop elettronico emersa in Inghilterra negli anni '90, dopo i grandi fasti e le gloriose band del passato. In realtà la loro musica associa melodie e sonorità tipiche del synth pop a componenti più tipicamente industrial/electro, anche se il risultato (future pop?) porta sempre ad atmosfere melanconiche ed eteree che da sempre caratterizzano la musica pop nel senso più nobile del termine.
Così come per i Depeche Mode e la Some Bizarre, il primo passo ufficiale dei Mesh è una CD compilation allegata al magazine Future Music, dove la band è presente con 3 pezzi, che serve loro per farsi conoscere ma non per strappare un contratto alle major. E così il primo EP "Fragile" è prodotto dalla loro label Tolerance, mentre il secondo si avvale della produzione della etichetta svedese Memento Materia. Dopo una prima serie di singoli, arriva il primo album "In this place forever", che ottiene un buon riscontro di pubblico e critica grazie soprattutto al singolo You didn't want me, ancora oggi molto

                                                                              
Siamo nel febbraio 1999: i Mesh, all'attivo già da otto anni, realizzano per la label svedese Memento Materia il loro secondo vero full-length, "The Point At Which It All Falls Apart", il loro album probabilmente più bello e rappresentativo, nonchè uno fra i più bei dischi synthpop mai realizzati. Un album omogeneo e compatto, in cui i brani si susseguono in un ordine logico ed emozionale; un album di cui il titolo è quasi di per sè un manifesto, emblema dell'equilibrio e del limite fra potenza e fragilità.
"I Fall Over". Fin dal primo pezzo emergono chiare e a piene note quelle che sono le caratteristiche peculiari dei Mesh: la capacità di giocare con accordi e melodie in tonalità minore, enfatizzandole con efficaci tappeti elettronici, e convogliandole in crescendo finali sostenuti dalla potenza drammatica degli archi. "Are we spiralling down?" canta Mark.. giusto un attimo prima di attirarci dentro una spirale vorticosa, lasciandoci cadere assieme alle sue parole, sempre più giù, verso un culmine finale in cui motivi e 

                                                                          




                                                                                                                     
Avete lavorato di recente al remix di una traccia degli Apoptygma Berzerk, "Mourn". Quali progetti avete in cantiere? Sappiamo di una live release, e poi?

Si, noi e gli Apoptygma siamo molto amici e così decidemmo che, invece di fare un remix diretto, avremmo fatto una sorta di collaborazione. Io scelsi Mourn perchè la reputo una traccia fantastica, poi ho riprogrammato totalmente la musica. A quel punto l'ho inviata a Stephan affinchè ci aggiungesse i suoi vocals. Infine abbiamo provato ad aggiungere la voce di Mark come sottofondo e cori. Ed è in questo modo che si è raggiunto quello che è il risultato finale.
Il nostro ultimo progetto è un DVD che è stato realizzato a Novembre, "The world's a big place: We collide tour". Negli ultimi anni abbiamo ricevuto un numero sempre crescente di richieste di fare un dvd live così abbiam deciso di registrare il nostro ultimo show del tour europeo a Krefeld, in Germania. Si tratta della registrazione dello show nella sua totalità con l'aggiunta di riprese nel back stage e di diverso materiale riguardante la vita on the road. Ci sono inoltre molti extras, tra cui interviste e tracce esclusive. Le prime 3000 copie sono una versione limitata che include anche i due audio cds del concerto.

Che strumenti avete usato sul vostro ultimo lavoro, "We collide", e quali strumenti usate di solito on stage, nei vostri concerti?

Abbiamo un nostro studio privato a Bristol dove custodiamo un buon numero di synths e samples, che abbiamo usato per il nostro lavoro. Alcuni tra gli strumenti che abbiamo usato di più sono stati
Nord Lead, Access Virus, Korg Triton ed il fedele Emu Emax II. Crediamo ancora oggi nell'uso di strumenti reali piuttosto che dei soft synths... detto ciò, stiamo usando il Reason molto di più in questo periodo.
Cosa usiamo nei live? Dipende, nel nostro set up classico io uso un Korg Triton e suono una Ibanez Artcore (anche se ho comprato da poco una Gretsch) e faccio anche i backing vocals. Mark invece suona la chitarra e canta, Geoff suona un Emax II ed una Roland XP30 oltre ai backing vocals, Sean infine si occupa della batteria e delle percussioni.

Qual è la maggiore fonte di ispirazione per voi? Scrivete le vostre tracce riferendovi ad esperienze vostre del passato e del presente o di solito scrivete di cose che accadono intorno a voi, nel mondo?

Mark, che scrive le lyrics, prende ispirazione da diverse fonti. Gli album precedenti erano scritti facendo riferimento ad esperienze personali, ma con "We collide" le cose sono cambiate abbastanza, dato che i suoi testi si basano sull'osservazione di come le persone interagiscono tra di loro, oltre che sui titolo delle news. Dal punto di vista dell'ascoltatore, "We collide" è piuttosto upbeat ma se si guarda ai testi, se li si comprende, si capisce che si tratta di un album abbastanza dark e piuttosto provocatorio.

I processi di writing e di composing music sono differenti fasi nella produzione delle vostre tracce oppure procedono simultaneamente?

Beh, dipende dalle tracce. Talvolta Mark scrive il testo e canta abbozzandolo e poi io compongo la musica, cercando di creare il mood, le sensazioni adatte. Altre volte invece sono io comporre per prima l'intera base del pezzo e poi Mark a scrivere il testo basandosi su di essa.

Nel 2006 Neil ha lasciato la band per dedicarsi a progetti extra-musicali. Come sono cambiate le cose in seno alla band?

Vedere Neil lasciare la band è stato strano, siamo stati insieme per così tanto tempo ed non averlo vicino è stato un pò difficile. La ragione per la quale ha deciso di lasciare la band è stata la voltontà di sistemarsi e non essere più coinvolto nello stile di vita di una band. Ad essere sinceri, dopo lo shock iniziale, tutto è andato avanti come sempre. Neil non è mai stato un membro attivo in fase compositiva, il suo ruolo era più che altro quello di un amministratore, di un manager. Io e Mark siamo sempre stati il songwriting team dei Mesh. Ora abbiamo Geoff Pinckley alle tastiere e backing vocals per i live shows ed è fantastico, c'è una nuova energia dentro la band. Peraltro abbiamo anche Sean Suleman alla batteria adesso, non è mai stato così bello.

La musica elettropop è molto più apprezzata e seguita in Germania e nell'Est europeo che negli altri paesi. Non è un pò strano? Vi siete dati una sorta di spiegazione?

La Germania è sempre stata una platea fantastica per questo genere di musica, perchè? Chissà... Credo che la scena elettropop tedesca sia piuttosto fore e sarà sempre così fin quando le bands tengono alto il livello, la qualità della loro musica.

Come è stato lavorare con Gareth Jones, che spesso ha lavorato coi Depeche Mode durante la loro lunga carriera?

L'intero album è stato scritto, registrato e prodotto nel nostro studio di Bristol. E' stato solo nel processo di mixing che abbiamo coinvolto Gareth per avere un'opinione dall'esterno. Quando spendi un lungo periodo in uno studio in compagnia l'uno dell'altro è davvero difficile riuscire a vedere nel complesso ciò che hai prodotto. E' buono? E' troppo lento? Oppure... è meglio dell'album precedente? Ecc. Così ci piacciono i giudizi onesti e l'ascolto "fresco" di qualcun'altro.
Il nome di Gareth è saltato fuori per il nostro ultimo album e la nostra label era molto interessata ad avvalersi delle sue capacità, ma noi avevamo i nostri dubbi. Sapevamo di certo che lui è straordinario in ciò che fa, ha preso parte ad un numero incredibile di albums, ma a causa della sua stretta relazione coi Depeche Mode non eravamo certi che questa fosse la mosse giusta, non volevamo suonare troppo depeche-y. Così quando saltò fuori il suo nome, noi abbiamo pensato di ascoltare un pò cos'altro aveva prodotto. A quel punto ci siamo accorti che nel corso del tempo aveva partecipato alla realizzazione di albumsdi bands molto diverse, di ogni genere musicale. Peraltro aveva appena finito di lavorare all'ultimo album degli Embrace, che era number 1 nelle charts UK. Ci incontrammo con Gareth a Londra per uno dei nostri shows per discuterne e decidemmo che lui era la persona adatta per portare a termine il nostro lavoro. E' stata un'esperienza fantastica lavorare con lui, era davvero
in sintonia con quello che tentavamo di raggiungere con questo album. E' venuto nel nostro studio a gennaio ed abbiamo speso una intensa settimana nel mixing. E' stato fantastico avere con noi qualcuno con un punto di vista diverso dal nostro, esterno, su quello che avevamo fatto negli ultimi 18 mesi. Gareth è molto preciso e lavora molto velocemente ed ha buon gusto nello scegliere gli elementi giusti di una traccia che devono risaltare. Anche se non ha dato input musicali nella fase di registrazione, il modo in cui ha bilanciato i suoni ha fatto sì che certe tracce spiccassero il volo. Abbiamo fatto di certo la scelta giusta.

I Depeche Mode hanno avuto una certa influenza sui vostri lavori, in particolari quelli degli inizi.
Quali aspetti dei Depeche Mode vi hanno influenzato di più e quale parte della loro discografia preferite?


I Depeche con molte altre bands ci hanno influenzato. Credo che sia stato l'uso dei synths che ci ha interessati così tanto alla musica. Per quanto mi riguarda è stato una radicale cambiamento nella musica, rumori e suoni combinati insieme per creare canzoni, era fantastico. Mi ricordo quando ascoltai per la prima volta "Tubeway army", Gary Numan e pensai... "wow è semplicemente fantastico!". I Depeche Mode sono una delle bands che con i loro lavori hanno apportato significative innovazioni al genere. Credo che siano durati così tanto perchè non sono mai stati tanto fashion... erano semplicemente i Depeche Mode e suonavano semplicemente Depeche Mode, è questo ciò che li ha resi speciali. Il mio periodo preferito è stato senza dubbio quello di "Songs of faith and devotion", è stato l'apice della loro carriera credo, geniale.

Durante la promozione di Playing the angel, Andy Fletcher ha dichiarato che "la musica non cambia il mondo, ma che i Depeche attraverso la loro musica cercano di creare una piccola differenza nella vita quotidiana della gente". Siete d'accordo?

Si, la penso così. Per noi il più grande complimento è che qualcuno ci dica che una delle nostre canzoni lo ha toccato in qualche modo, che lo abbia reso felice, triste o che comunque abbia generato dentro di lui un'emozione è semplicemente un sentimento fantastico.

Nella vostra biografia, si legge che il web ha avuto una certa importanza per la diffusione delle vostra musica. Cosa ne pensate del p2p e del digital download? Quale sarà il futuro dell'industria musicale a seguito di tutte queste innovazioni?

Hmm... questa è difficile... credo che internet sia una cosa fantastica e che abbia reso il mondo un posto un pò piccolo. Aiuta le bands come noi e molte altre a raggiungere decine di migliaia di persone, ma il lato negativo è rappresentato di certo dai free downloads. Non sono i soldi ciò che ci spingono a fare musica, ma abbiamo comunque necessità di soldi per continuare a fare albums e la vendita dei nostri albums è la nostra sola fonte di guadagno, l'unica che ci può permettere di continuare. Itunes è di certo cool, mi piace l'idea di poter trovare e scaricare all'istante una traccia, ma il suo lato negativo è che bands come noi scrivono albums e trascorrono molto tempo cercando di creare un atmosfera, affrontando un tema attraverso una collezione di canzoni, prendendo solo una traccia il contesto originario viene perso.

Grazie mille, Richard.

E' stato un piacere, grazie a te.