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Nel 1987 i Depeche Mode pubblicano Music For The Masses. Il team di produzione cambia dopo tanti anni: Daniel Miller infatti decide di non partecipare in prima persona ai lavori del disco, memore dei contrasti verificatisi nella registrazione di BC, e in parte perché secondo lui c’è bisogno di idee fresche. La scelta di Daniel peserà parecchio nell’economia del disco, e per rimpiazzarlo (cosa quanto mai difficile) viene chiamato Dave Bascombe, produttore di gruppi di successo, quasi a indicare la volontà del gruppo di arrivare per la prima volta a un pubblico più vasto. In realtà il ruolo di Bascombe non va oltre quello di un semplice ingegnere del suono, e il suo contributo finale sarà più che modesto, per cui possiamo considerare MFTM il primo album autoprodotto dal gruppo stesso. All’inizio del 1987 nello studio di casa Wilder a nord di Londra ha luogo un breve periodo di pre-produzione su un registratore a quattro piste, per poi raggiungere i Guillaime Tell Studios di Souresnes alla periferia di Parigi, dove viene portata a termine la registrazione di cinque brani. 
Le registrazioni interrotte a Parigi riprendono ai Konk di Londra dove il disco viene portato a termine, mentre per il missaggio dei brani vengono scelti i Puk Studios in Danimarca. I contenuti tecnici del disco e le sonorità presenti sono una continuazione di quanto già emerso in BC, anche se con una minor ricercatezza e sperimentazione. La strumentazione utilizzata si basa esclusivamente su synth analogici, che poi sono gli stessi di sempre, e cioè il moog, l’Oberheim e l’Arp 2600 per le linee di basso, e il PPGWAVE per i riff solisti (splendido quello di Strangelove) e i suoni percussivi, nonché lo Jupiter 8 della Roland per i fiati. Le uniche novità sono rappresentate dall’utilizzo più accentuato della chitarra, che è presente naturale o campionata in quasi tutte le canzoni, e da un grande lavoro di programmazione delle linee di batteria. Una spiegazione a questo rifiuto da parte del gruppo di servirsi di macchine digitali, tra cui il mitico Yamaha DX7 e quelle che seguirono dopo il suo enorme successo, la fornisce Miller stesso. Daniel sicuramente non può essere considerato un fan dei synth digitali e non perché questi siano meno facili da utilizzare, ma perchè in qualche modo “tradiscono” lo spirito originale dei sintetizzatori: “Per me la Dx7 non è un sintetizzatore: è più simile ad un organo, è solo uno strumento a tastiera. Io penso che un synth non sia pricipalmente uno strumento a tastiera, ma uno strumento che genera suoni. Uno dei modi in cui può essere sfruttato è utilizzando la tastiera, ma ci sono anche altre possibilità di ricavarne il meglio. I progettisti dei sistemi digitali hanno installato troppo nelle nuove macchine, e così i synth non sono stati più molto divertenti da usare. Se volevi riprodurre degli archi, fiati, o percussioni nel modo più fedele possibile come se provenissero da uno strumento vero i synth digitali erano l’ideale, ma nessuno dei gruppi con cui ho lavorato era particolarmente interessato a questo. Le macchine digitali si focalizzano sul suono della tastiera, sulla velocità e sulla sensibilità, laddove un synth analogico non ha tanto a che fare col premere più o meno forte i tasti, ma è strutturato per creare un nuovo suono manipolandolo in tempo reale. Penso che smanopolare come un matto sui vecchi synth sia una cosa grandiosa! "
Never Let Me Down Again è senza dubbio l’episodio più riuscito dell’album, e una delle canzoni dei Mode più belle in assoluto. Programmata in origine nello studio di Alan, viene successivamente ristrutturata dando molto più spazio ai cori e agli arrangiamenti orchestrali. La canzone si apre con un riff di chitarra in origine suonato live da Martin, e poi campionato con un certo numero di effetti per renderlo più duro. C’è anche un uso significante di suoni orchestrali reali come archi e fiati, nonchè campioni di batteria dei Led Zeppelin in sottofondo. La linea di batteria è semplice ma efficace, sorretta ottimamente da due linee di sequencers. Purtroppo il missaggio e l’equalizzazione del brano sono assai confusi, e di questo Bascombe appare come il diretto responsabile dal momento che la sua collaborazione con i DM avrà vita molto breve.In Behind The Wheel, terzo singolo, sono due gli aspetti sonori interessanti: l’ipnotica linea di basso sequencerizzata che regge tutto il brano, e il flauto campionato che insieme alla chitarra (anch’essa campionata) caratterizza il lungo intro della canzone. La bassline è ottenuta dalla combinazione di tre diversi suoni: una campionatura di una mano che colpisce la parte finale di un tubo di aspirapolvere, un pizzicato di chitarra campionato e abbassato di tonalità, e un minimoog in aggiunta alla parte finale. Sempre nell’intro di Behind The Wheel, che inizia con un coperchio di pentola che ruota, è presente un suono campionato che sembra un flauto peruviano, ma che in realtà è prodotto da una siringa. Molto interessante è I Want You Now, una sorta di poesia musicata a cui fanno da sottofondo gemiti ansimanti/erotici ottenuti grazie alla collaborazione di due ragazze che si aggiravano nei pressi dello studio di Parigi, mentre il suono di respiro che si sente nei primi secondi della canzone è ottenuto usando il mantice di un accordion. Direttamente missata con la suddetta è To Have And To Hold, in assoluto il brano più dark dell’intera carriera: sonorità cupe e drammatiche che si fondono benissimo con un testo in lingua russa campionato da qualche programma televisivo. Le liriche sono interessanti e pesanti come e più delle musiche. Questa la loro traduzione in inglese: "Evolution of nuclear arsenals and socially-psychological aspects of arms race is considered in these reports". 

Nel corso del Masses Tour, la band ha utilizzato la seguente strumentazione: 

Alan: Emax HD, DX7II collegata con un EmaxHD di scorta, percussion pads;
Mart: Emax HD, DX7II collegata con un Emax HD di scorta, percussion pads;
Fletch: Emax HD e DW800 collegata con un Emax HD di scorta.