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Ultra,
primo disco dei Depeche Mode senza Alan Wilder dal lontano 1982, è
per questo un lavoro fondamentale nel loro cammino musicale, e, se
vogliamo, anche un piccolo miracolo, viste le premesse e gli eventi
che hanno fatto da contorno alla sue realizzazione. Siamo
nell’estate 1995 e, poche settimane dopo l’annuncio choc di Alan
di aver abbandonato la band, Martin Gore si rimette al lavoro per un
remix della canzone Queer dei Garbage con Paul Freegard e Gareth
Jones. Lo stesso team che alcuni anni dopo darà via al progetto
Exciter. Nel frattempo cominciano a venir fuori, almeno a livello di
stesura, le prime canzoni che comporranno il nuovo disco. I tre
superstiti entrano in studio a Novembre affidandosi alla produzione
di Tim Simenon, alias Bomb The Bass,
collaboratore e fan di vecchia data. Tim Simenon porta con sè
un nutrito numero di collaboratori, da Dave Clayton a Kerry Hopwood,
per cercare di sostituire nel modo migliore Alan. Secondo
Martin ci sono molte differenze tra i metodi di lavoro di Flood e
Tim Simenon: “ Flood è più accentratore, quando ha qualche idea
nuova dice: perché non la proviamo? Vedrete che andrà bene! E di
fatto ti mette davanti al fatto compiuto. Tim invece collabora con
un programmatore, un musicista e un ingegnere del suono, lavorano
insieme tutto il tempo e hanno tra loro un ottimo affiatamento. E
soprattutto cercano di coinvolgerti il più possibile nelle scelte
da fare”. Assai preziosi per il risultato finale risultano una
insegnante di canto, Evelyn Halus, e soprattutto Gareth Jones, che
dopo molti anni ritorna
a lavorare col gruppo.
Ultra
esce nell’Aprile 1997. Sono undici canzoni, di cui due strumentali
e due come al solito cantate da Martin. Sono presenti vari ospiti,
tra cui Jaki Liebezeit dei Can alle percussioni, Doug Wimbish dei
Living Colours al basso in Useless, Keith Le Blanc alla
programmazione di alcune linee di batteria e BJ Cole alla pedal
steel guitar in Freestate. Anche Daniel Miller partecipa, seppur
marginalmente, suonando il synth in Uselink. C’è sicuramente meno
performance rispetto a SOFAD, meno chitarra e meno strumentazione
acustica, ma nel complesso quello che viene fuori non è certo un
disco techno, come invece molti si sarebbero aspettati. Martin:
“La presenza come produttore di Tim Simenon non ha inciso sul
ritmo del disco, nel senso che Ultra non è un album con molti bpm.
Anzi, direi proprio che l’incedere è abbastanza lento, molto di
atmosfera. I bpm variano tra 69 e 100 e per me questo è l’ideale.
La musica con oltre 100 battiti al minuto è un po’ troppo
veloce…..”.
Barrel
Of A Gun è il primo singolo estratto. E’ un brano atipico
della produzione dei DM: l’incedere della ritmica è lento ma
incisivo, invariabile per tutta la canzone, tutti i suoni sono
“carichi” grazie ad un effetto di compressione che la rende
particolarmente violenta, ma anche la voce di Dave ha subito un
trattamento con effetti di distorsione per tutto il cantato,
rimandando l’ascoltatore ai tempi di Some Great Reward. Se ciò
non bastasse la linea melodica è essenziale al massimo, e non ha
uno sviluppo neanche nel ritornello dove, in classico stile DM, o
perlomeno nei singoli precedenti a BOAG, si è sempre sentita
un’apertura più ampia o accattivante.
In realtà questo brano racchiude un gran lavoro di post produzione:
c’è un vasto uso di effetti, il brano inizia con un suono ritmico
filtrato e con aggiunta di un eco ed a seguire la chitarra
riproduce in loop note distorte dal delay che giocano sui due canali
creando un interessante effetto stereo.
It’s No Good invece rappresenta un classico brano DM, puro
tecno-pop, apparentemente facile e scontato, ma in realtà assai
elaborato, almeno nella sua parte strumentale. Anche la voce
di Dave è impostata in modo insolito: durante le strofe infatti
arriva su un piano acuto non troppo semplice per le sue
caratteristiche vocali, il che gli procurerà non pochi problemi
nell’esecuzione live. Dalle mani di Tim Simenon e dei suoi
programmatori escono dei suoni di synth, generalmente di rifinitura
alla melodia, e un riff accattivante a cavallo delle strofe,
mentre il passaggio finale è costruito con suoni più acidi.
Sister
Of Night ci riporta ad atmosfere anni ’80, potrebbe essere
benissimo una composizione di Clarke, e comunque è la song in cui
la strumentazione vintage prende il sopravvento. Dopo un curioso
inizio vagamente industrial, ci si immerge in un mare di deliziosi
suoni analogici creati da strumenti quali il Mini Moog, il
Roland Juno-106 e addirittura lo Jupiter-8, l’Oberheim OB-8 e il
PPG Wave 2.3. Questi synth sono stati utilizzati anche nel resto del
disco, ma non così massicciamente e soprattutto insieme come
appunto in S.O.N. la canzone si regge su una melodia ad ampio
respiro, delicata e malinconica, interrotta nel mezzo da un break
industriale, ora più violento, e arricchito da una ritmica
potente e ribattuta.
Home,
terzo singolo, è ispirato a un tema melodico\vocale costruito
su un ottimo arrangiamento strumentale. Molto ben congegnata la
presenza di un’orchestra d’archi arrangiata da Dave Clayton e
diretta da Richard Niles, che fa il suo ingresso sin dal primo
ritornello e poi seguirà tutto il brano; in definitiva un ottimo
tappeto armonico. Un riff di chitarra, forse troppo pesante, si fa
spazio nel finale, in cui anche la presenza degli archi è
messa in rilievo da un arpeggio affidato ai violini, e da una ultima
progressione melodica.
Un semplice ritmo in 4 di batteria acustica introduce Useless. La
base è data da un basso elettrico suonato da Doug Wimbish (ex
Living Colour) mentre Gore inserisce con la chitarra un riff quasi
blues. La linea melodica del basso è corposa e ripetitiva, e
accompagna una lirica dal corto fraseggio, quasi a testimoniare un
contrasto. Interessante nella terza strofa
l’intervento delle delicate percussioni di Keith le Blanc, che
vanno a suggellare il momento forse più emozionante dell’intero
brano. Lo United Mix di Useless dà luogo anche a un pericoloso
“incrocio” con Alan Wilder! Infatti Barry Adamson, autore del
lavoro, inserisce un sample vocale che poi riutilizzerà, senza
avvertire Alan, anche nel remix di Control Freak di Recoil.
Wilder: “Non sapevo niente del sample in questione, se avessi
saputo che compariva in un remix dei Depeche l’avrei
immediatamente tolto!”.
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