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Exciter, ultimo album ad oggi dei Depeche Mode, vede la band ormai collaudata nella nuova versione a tre, e si presenta da subito come il disco della definitiva rinascita, dopo  i problemi che avevano afflitto i componenti, e che avevano in larga parte influenzato  la produzione di Ultra. 
L’appuntamento per l’inizio delle session di registrazione è fissato per il giugno 2000, ma il tutto rischia di slittare a causa dei problemi di Gore, che accusa un calo di ispirazione e creatività e si trova in una situazione di impasse nella stesura dei nuovi brani. A proposito ricorda Gareth Jones: “Non per essere immodesti, ma io e Paul (Freegard, n.d.r.) siamo stati un valido aiuto a Martin, aiutandolo a superare questo suo blocco creativo e a tirare fuori il meglio di sé. Come? Abbiamo lavorato in armonia, come un buon team, e per lavorato intendo non solo sui brani in studio, ma anche con sedute in piscina, in palestra, meditazioni e ascolto di musica classica. Occasionalmente abbiamo anche fatto un po’ di vita nottura. E ha funzionato”. I tre lavorano di buona lena sui nuovi demo nello studio di Gore in Hartfordshire, campagna inglese, dall’ottobre del 1999, per entrare a registrare con parte del lavoro già fatta e idee più chiare. Lo studio, ricavato dal garage di una casa di campagna, è ben attrezzato con synth e strumentazione vintage. Gareth: “Martin ha allestito un’ ottima sala. Quando sono entrato per la prima volta mi sono subito trovato a mio agio: Akai samplers, AKS Synthi che abbiamo utilizzato per Dead Of Night, due Minimoog, synth Roland JD-800, JP-8000 e JV-2080, e tre ARP 2600, oltre a un piano e a varie chitarre. Oltrettutto la sala era molto spaziosa, con la luce del sole a fare capolino e una splendida vista sulla campagna”. Questo periodo di pre-produzione si rivela molto importante e creativo, e infatti molte canzoni, una volte terminate nella loro veste definitiva, conservano molti suoni del lavoro sui demo, così come alcune parti vocali e di chitarra di Martin. Ma anche il cantato di Dave su quattro canzoni, spedito dall’America, ha permesso ai tre di lavorare ancora meglio sulle basi. 
Non è certo sbagliato affermare che una parte fondamentale del lavoro di produzione è stata compiuta in questa prima fase. Nel frattempo, Miller suggerisce di affidare la produzione del nuovo album a Mark Bell, ex membro degli LFO (un duo artefice di una techno minimale), nonché affermato produttore di Bjork e autore, tra l’altro, di un remix di It’s No Good. Gore: “Mark ha una conoscenza incredibile dell’elettronica, è uno dei produttori più preparati che ci siano in giro, può crearti suoni bellissimi in pochi secondi. E poi con la voce di Dave ha fatto un lavoro meraviglioso. L’ha usata come uno strumento!”. Exciter è in gran parte un disco di elettronica, una sorta di ritorno sul sentiero tracciato dalla band: “Exciter è più elettronico rispetto agli ultimi album” conderma Fletch, “volevamo fare un disco meno rockeggiante e ci siamo riusciti. Ma non è stata un’operazione studiata a tavolino, è stato naturale procedere in questa direzione”. Le registrazioni dell’album, dopo il lavoro iniziale sui demo, iniziano a giugno a Londra, ai RAK Studios, per poi proseguire in California, a Santa Barbara, dove nel frattempo Gore è andato a vivere con la famiglia. Insieme a Bell, è presente Gareth Jones che si occuperà prevalentemente del lavoro sulle parti vocali di Dave. Ai RAK Studios, fanno la loro comparsa, e saranno fondamentali nel suono dell’album, i computer: il Mackie e l’Apple, che poi verranno utilizzati dietro le quinte anche nel successivo tour. Ma non mancano l’Emu E-IVX Turbo, l’Akai MPC2000, il Korg MS2000, lo Roland JV-2080 e persino il PPG Wave 2. Mentre il resto del team si dedica alla produzione dei suoni, Dave collabora con Jones in un’altra stanza,  indipendente dal resto dello studio, dove si cimenta sulle parti vocali. Ai RAK si lavora con un registratore analogico, a Santa Barbara viene utilizzato il Pro Tools, molto più facile da utilizzare. Nel corso dell’estate è prevista una session di registrazione presso gli Electric Lady Studios  a New York, dove, alla presenza di Knox Chandler, Dave e Martin registrano, in presa diretta, le parti vocali e di chitarra di WTBS. Una sorta di performance che piacerà parecchio a Gahan. Dopo sei mesi, il disco è ultimato, e a natale viene mixato da Steve Fitzmaurice. 
All’unanimità il primo singolo estratto è Dream On, che racchiude felicemente l’intero climax del disco, una sorta di splendida combinazione tra suoni e percussioni elettroniche minimali (classiche del repertorio di Bell), e delicati arpeggi di chitarra acustica, in pieno stile Gore. Spiega Martin: “L’idea iniziale era di fare di Dream On una song completamente elettronica, ma subito ci siamo resi conto  che così non andava da nessuna parte. Allora, quasi per gioco, ho provato a inserire nella base qualche nota di chitarra, e ha funzionato alla grande”. Ma un po’ tutto l’album vede la commistione di parti elettroniche con pizzichi di chitarra, a cominciare da When The Body Speaks e Freelove. Sono importanti come non mai gli archi, presenti in molte canzoni insieme al cello di Knox Chandler. Nel complesso, un album con pochi bpm, e con canzoni di atmosfera, tranne I Feel Loved, secondo singolo, vagamente houseggiante e con un bass line notevole, che remixata efficacemente da Danny Tenaglia ha fatto fortuna nei dancefloor di Ibiza, e Dead of Night, il brano più cupo, in stile industrial, con chitarre distorte e suoni manipolati efficacemente da Bell. Anche Freelove, terzo singolo, è stata remixata efficacemente da Flood, che ha eliminato le parti di chitarra presenti nell’originale regalando alla canzone una veste più intensa e più vicina all’atmosfera tipica del suono DM.

Nel corso dell’Exciter tour, la band usa on stage la seguente strumentazione:

Martin: 2 Yamaha CS6X, Gretsch two tone Guitar

Andy: Yamaha CS6X e Yamaha CS2X

Peter Gordeno: Roland A-80 e Roland JP-8000 

Nel backstage,  Apple PowerBook G4 e un PC per le sequenze  e l’impianto luci.